Incongruenze -5

<

Abbiate pietà

Le polemiche suscitate dal diniego del Ministero dei Beni Culturali allo spostamento della tela di Caravaggio Le sette opere di misericordia dal Pio Monte di Pietà di Napoli al Museo di Capodimonte dove sarà allestita una mostra su Caravaggio a Napoli è l’istantanea crudele ma efficace della confusione di ruoli e di idee che caratterizza questo nostro paese oggi. Questa tela fu eseguita nel 1606 da Caravaggio su incarico dei governatori del Pio Monte di Pietà per essere collocata nella chiesa dove si trova tutt’ora, con il vincolo di non essere mai spostata e addirittura di non poter essere copiata da nessuno.
Spostare quest’opera dalla Chiesa in cui si trova al Museo di Capodimonte come fosse una delle tante opere di Caravaggio vendute, spostate o trafugate da una casa all’altra, da una Chiesa all’altra, da una città all’altra, da un paese all’altro per essere riunite tutte insieme e offrire una visione coerente dell’attività artistica Caravaggio a napoli.
Invece, non bisogna spostarla non per i problemi di salvaguardia è di incolumità dell’opera che pure esistono ma che si possono risolvere con le tecnologie moderne, ma perché si tratta di evitare un grave errore filologico spostando un’opera dalla sua sede naturale alle pareti di una mostra da circo barnum allestita da un direttore straniero che forse ha più a cuore il suo curriculum e le sue prestazioni che non invece la corretta esposizione di opere d’arte. Noi siamo politicamente più vicini alle 100 personalità che hanno firmato l’appello contro il divieto di spostamento dell’opera, ma questa volta non possiamo non sottolineare di incongruenza di tale presa di posizione.
Noi siamo distanti politicamente dalle posizioni del ministro Bonisoli e del suo direttore generale e siamo propensi a pensare che la sua decisione sia dettata più da ritorsione politica o da mobbing nei confronti del direttore francese di Capodimonte che da motivi di filologia artistica. Ma ciò non toglie che essi siano nel giusto. Ci piacerebbe anche che il compagno critico Montanari ribadisca anche in questa occasione il pensiero più volte espresso che devono essere i visitatori ad andare dove si trovano le opere e non viceversa.
Share on Facebook

Incongruenze -4

Tutti critici, nessuna critica

Con la direzione di Beppe Severgnini le rubriche di critica
cinematografica, letteraria, musicale, ecc. del settimanale 7 del Corriere della Sera non sono più affidate a ‘critici’, ma a semplici redattori, impiegati e segretarie del settimanale.
La trovata non è, come viene presentata, una rivendicazione anti-autoritaria, un tardivo omaggio al più trito ’68, ma una mancanza di rispetto verso il lettore che ha il diritto di essere informato da persone specificamente preparate.
Una variante autoctona del ‘fai da te’…
Share on Facebook

Incongruenze -3

Cose turche

Anche l’ultimo film di Ozpetek, Rosso Istanbul, si avvale della presenza dell’attrice Serra Yilmaz che interpreta il solito ruolo di donna-di-fiducia-tuttofare. In questo film interamente girato e ambientato in Turchia tutti gli attori sono doppiati. Tutti tranne Serra che doppia se stessa. Ma, nonostante la bravura, il suo italiano non è fluente come quello dei doppiatori italiani, ma è identico e cadenzato come l’italiano che parla nei film “italiani” di Ozpetek dove la sua nazionalità non viene mai espressamente indicata. Insomma, nei film italiani Serra parla come una turca, nel film turco parla come una italiana…
Share on Facebook

Incongruenze -2

Un brief si interpreta o si esegue?

Dalle inserzioni contro il fumo sui pacchetti di sigarette, alle campagne sociali in tv a favore delle associazioni non profit per combattere la fame nel mondo o la denutrizione dei bambini o le malattie rare, agli spot sul colesterolo, sulla prostata o sulle “perdite” maschili e femminili, la pubblicità italiana ha adottato uno stile intimidatorio, un tono di voce strillato, un messaggio rivolto non alla mente, non al cuore, ma alla pancia del target.
Che fine ha fatto la vecchia scuola che il troppo stroppia, che non bisogna esagerare, che gli effettacci sono vietati?
Sono più ignoranti e prepotenti i committenti o più ignoranti e pusillanimi i creativi?
Share on Facebook

Incongruenze -1

Incongruenze -1

In una lettera a Pietro Citati del 18/8/1962, Gadda racconta di aver ricevuto un libro di poesie con dedica da Bernardo Bertolucci e parla di di accenti pascoliani per liberarsi del padre naturale e poetico (Attilio Bertolucci) e assumerne uno solo poetico (Giovanni Pascoli).
Ma sembra che Gadda non abbia nemmeno aperto il libro del giovanissimo Bernardo (21 anni) perché, a parte la citazione di un verso per giustificare il titolo del libro, non c’è nessun riferimento al Pascoli, mentre ce ne sono molti ad Attilio Bertolucci, al quale è dedicata la seconda parte del libro (la più matura) e l’ultima poesia.
Share on Facebook

Di Recalcati non ce n’è uno solo

(Infatti c’è anche Rovelli. Ovvero: Mi contraddico, dunque sono)
Purtroppo, ci è rimasto tutto Aristotele, sul quale si è poi ricostruito il pensiero occidentale, e niente Democrito. Forse, se ci fosse rimasto tutto Democrito e niente Aristotele, la storia intellettuale della nostra civiltà sarebbe stata migliore.
C. Rovelli, La realtà non è come ci appare, pag. 32

Le sue teorie scientifiche godono di cattiva fama. Ma a torto: furono la base dei successivi progressi.
C. Rovelli, Aristotele che fisico!
La Lettura del Corriere della Sera del28/10/2015

Share on Facebook